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Solitudine Bianca: la storia di Messner e del suo Nanga Parbat

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Un autoscatto di Messner sulla cima del Nanga Parbat nel 1978

Un autoscatto di Messner sulla cima del Nanga Parbat nel 1978

È uscito proprio questa settimana con la collana Montagne Leggendarie, in edicola con la Gazzetta dello Sport, il libro di Reinold Messner “Solitudine bianca”.

Il sottotitolo di “Solitudine bianca” è “la mia lunga strada al Nanga Parbat” ed è proprio questo il libro di Messner: un lungo percorso in cui il Nanga Parbat e l’alpinista intrecciano le loro strade più volte ed in modo inesorabile. È un racconto della sua tormentata storia con il Nanga Parbat, che tanto gli ha dato, ma probabilmente molto di più gli ha tolto.

Il legame di Messner con la “montagna nuda” è caratterizzato infatti da grandi successi, come la prima salita dal versante Rupal nel 1970 e la successiva prima solitaria di un 8000 fatta proprio sul Nanga nel 1978; ma anche di enormi sofferenze, come la morte del fratello Günther, travolto da una valanga, mentre scendeva con Reinhold dal versante Diamir dopo essere giunti in vetta dal versante Rupal nel 1970.

“Solitudine bianca” è la storia del Nanga Parbat, ma soprattutto di un uomo, del suo dolore e del suo destino, che si intreccia in modo indelebile a quello della montagna, che forse più di tutte ha reso l’alpinista ciò che è.

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